Dolcetti venexiani 75 – Come non meditare nel vuoto

Dolcetti venexiani  75 – Come non meditare nel vuoto

Più che un’esposizione di design e architettura, la si potrebbe definire una fiera di modellini. Modellini di edifici realizzati in tanti materiali diversi, certo, ma non si va molto più in là. O, se ci si inoltra verso qualcosa di diverso, ad attenderci c’è solo il nulla. Un nulla che dovrebbe “far riflettere, far immaginare”: un nulla creativo, insomma. Eppure, sembra solo che i curatori non abbiano avuto voglia di chiamare un’impresa di imbianchini per ridipingere le pareti dall’anno scorso, e si siano trovati all’ultimo spiazzati su cosa esporre questa volta. Così, hanno ideato queste sale in cui hanno preferito non mettere niente di loro. “Spazio al pubblico”, spazio alla creatività de singolo. Furbo, ma di dubbia efficacia. Il tentativo di coinvolgere lo spettatore è, evidentemente, fallito: sfido qualcuno a fermarsi davvero al centro di una delle innumerevoli sale senza senso, per contemplare il silenzio e la realtà. Neanche fosse una lezione di meditazione Zen o filosofie orientali. Che, poi, nel padiglione del Giappone ci si potrebbe anche aspettare qualcosa del genere, ma stupisce che questo risulti, come al solito, uno dei migliori e con qualche contenuto da mostrare.
Non si chiederebbe troppo, sperando in qualche installazione comprensibile, che possa lasciare qualcosa di concreto. O almeno un pezzo piacevole alla vista, o interessante nella spiegazione. Tutto lontano anni luce da quanto ci si ritrova ai Giardini o all’Arsenale. In ambientazioni così affascinanti e pittoresche, viene proprio voglia di fotografare l’esterno e prendere un caffè tra mura cariche di storia, piuttosto che girovagare fingendosi vagamente interessati a modellini di plastica e progetti buttati a caso qua e là. Sicuramente tutto quanto mostrato avrà un suo senso e una sua storia da raccontare, ma non è questo il modo giusto per farlo. In un tale caotico insieme di troppi elementi, si finisce per tralasciare anche quanto potrebbe essere valido e apprezzabile. In ogni mostra i pezzi forti sono sempre circondati da una cornice di opere minori, che fanno solo da contorno. Ma è giusto così: ogni capolavoro si merita una cornice. Il problema, qui, è che non si capisce verso cosa valga la pena rivolgersi davvero. C’è così tanta roba, disposta e illustrata così male, che si termina il giro senza aver colto quasi nulla. A parte la bellezza della Laguna. Quella, persino installazioni banali e ripetitive sono in grado di metterla in primo piano.


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