Cronache a colori di un pranzo di Natale

Cronache a colori di un pranzo di Natale

Ricordare tutte le portate del pranzo di Natale, si sa, non è mai una cosa semplice. Ci sono quei piatti tradizionali, che tornano ogni anno a esibirsi sulla porcellana della festa, ma non mancano anche le novità e gli esperimenti mai provati. A seconda dei gusti, poi, ognuno predilige qualcosa, sia antipasto, secondo o delizia dolce. E, così, si finisce per fissare nei ricordi natalizi un certo sapore che colpisce o piace particolarmente, facendo scivolare via il resto. Non che sia meno importante; solo, va a costruire quella piacevole cornice di sensazioni di festa, che circonda il proprio piatto del cuore ( o meglio, del palato).

Dunque, dipingere uno schizzo della tavola del 25 dicembre può essere un buon modo per fissare sulla carta le sfumature più belle e ricche di quella gioia che solo questo giorno sa accendere in ogni casa. Tanto più se le nonne sono capaci di preparare delle piccole opere d’arte, pronte fumanti per essere servite su un vassoio, come per essere dipinte su una tela.

Si parte sempre dagli antipasti, di pesce, che animano un acquario di sapori e varietà non indifferente. Dall’immancabile salmone affumicato, servito con la sua salsa alla citronella, alle cappesante presentate su una conchiglia rosata, con un tocco di vino bianco e belga rosolata. Il paté di gamberi, poi, fa sempre la sua figura. Tutto rosato, punteggiato da foglioline di maggiorana e ricoperto dalla sua gelatina d’agrumi. Una ventata di fresco e profumi mediterranei che ben si sposa con la tavola invernale.

Passando alle carni, paté di fegato, girandole di salumi e l’insalata russa pronta ad accompagnarle. Un trio di tradizione che risale a generazioni e generazioni fa, mantenendo intatte le ricette.

Nel mezzo, ogni anno una sorpresa. Questa volta è toccato ai carciofi, avvolti in abiti di crespelle e besciamelle, con note saporite di formaggio affumicato. Delicati, dolci, ma indescrivibilmente stuzzicanti: un giardinetto verde ideale per introdurre la portata successiva. Ecco l’arrosto, incorniciato da fichi, albicocche e datteri. Un dolcissimo secondo dai colori caldi, avvolgenti, che ricorda il sole e i sapori di fine estate conservati gelosamente fino a questo momento.

Sembrerebbe proprio il momento del dessert. Un po’ di frutta per rinfrescare il palato e, poi, arriva la mattonella. Quel semifreddo bianco, puro, striato di polvere al torrone e cioccolato. Polvere di stelle, mi dicono. Polvere che realizza i desideri, se li si esprime tra una cucchiaiata e l’altra. Non è Natale se non ci si affonda nei suoi strati cremosi, cullandosi tra la dolcezza del latte e le note intense del fondente.

Un cantuccio alle mandorle con il caffè e, arrivati in fondo, non potrebbero mancare loro. Il signor Panettone e l’amico Pandoro. C’è chi ama uvette e canditi, e chi preferisce sporcarsi le mani di zucchero a velo. A ognuno il suo, ce n’è per tutti i gusti. E tra una soffice fetta e l’altra, si è già quasi fatta l’ora di merenda. Il tempo scorre rapido tra un augurio e l’altro, per non dire tra un piattino e l’altro. Ma, dopo tutto, si aspetta Natale anche per questo…


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