I tormenti segreti dell’inverno

I tormenti segreti dell’inverno

Un balletto del Teatro La Scala di Milano

Una distesa scura, forse neve, forse cenere… 

Qualche spirito cupo, che sorge, poi si adagia, infine scappa preso da un impeto sconosciuto. Nel mistero, un cupo mistero, malinconico, si apre questo “Viaggio d’inverno” sulle note avvolgenti di Schubert. Il ritmo incalza, poi si adagia: turbina e si agita e, poi, come la bufera è abituata a fare, lentamente si calma. Si viene rapiti dall’oscurità dell’animo dell’inverno; è un’attrazione contrastante, sublime, che chiama e spaventa. È quel misto di fascino e orrore, quelle orride bellezze che animano le vedute di Rosa. Una danza romantica, nel senso ottocentesco del termine, che parla una lingua comprensibile solo alla sensibilità più fine. Occorre lasciarsi prendere, spaventare, coinvolgere. Occorre seguire quei movimenti quasi selvaggi nella loro eleganza, che trasmettono l’inverno nel suo cuore impetuoso. 

E, poi, arriva il colore. Le prime gemme, i primi germogli di vita. Quando ancora il buio domina, inizia a premere la luce. Non è intensa, non è nemmeno primavera: nessuno esclude che sia quel lato tiepido dei mesi invernali, quasi perennemente coperto da una coltre di neve. In effetti, l’ombra non è mai totale, ma conserva sempre una debole scintilla che ne garantisca l’esistenza. In questa danza interiore, non sembra esserci spazio per il candore del bianco. Tutto turbina animoso, senza riposarsi mai, adagiato sui fiocchi gelati. 

Non resta che attendere i boccioli. E questi arrivano, gioiosi e cordiali. Petali che ruotano sinuosi, affascinanti, quanto a lungo desiderati. Eppure, la loro vita è breve. L’inverno, forse, non è ancora finito; la morsa del gelo è pronta a incalzare nuovamente la scena. Cosa sia quel barlume di colore e allegria, non è dato a sapersi. Che il profondo di gennaio racchiuda o meno un tesoro d’arcobaleni, sarà sempre un mistero insondabile. Nel frattempo, ci si può solo perdere nelle ultime note, che avvolgono nel mistero finale. Quando ormai non si spera più, ecco il bianco. Ecco la candida neve, placida e leggera, che ricopre tutto con la sua grazia. E così, si suggella quel tacito patto tra i segreti dell’inverno e la coltre immacolata che eternamente li ricopre.


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