La nuova fiaba di Carlo Cracco

La nuova fiaba di Carlo Cracco

Finalmente a due passi dal Duomo. Una fiaba di gusto che si realizza. Sembra proprio che Carlo e Camilla abbiano deciso di fare una scampagnata vicino alla Galleria, forse per curiosare cosa inventi di nuovo lo Chef. E, poi, ecco spuntare come un fungo inatteso nel sottobosco milanese un nuovo ristorante. Nuovo… si fa per dire; l’indirizzo si è già sentito da tempo. Sa quasi di casa. La fiaba, però, ha tutto un altro sapore…

In un antro nero, raffinato e dal tocco metropolitano, attendevano quiete porcellane bianche, finemente decorate da mani fatate. Boccioli, dolci fiori e insettini ronzanti: una compagnia ispirata all’atmosfera bucolica più affascinante.

Improvvisamente, una coppa di colori. Giallo, arancio, rosso; con un tocco di basilico verde e qualche sentore di pinolo tostato. Chissà quale dipinto era in procinto di essere creato con quei pigmenti di peperoni; certo nella caponata facevano il loro effetto. E la danza di toni primaverili pareva solo cominciata. Già una stracciatella candida e fresca era pronta a fare da cuscino per una notte di sogni di frutta e verdurine dell’orto. Mele, carote, ravanelli. Finocchi e barbabietole. Con un vellutato gazpacho pronto a far loro da coperta. 

Ed ecco avvicinarsi la regina del bosco: la pasta fresca dai lunghi boccoli biondi. Un profumo di origano si diffondeva intenso nell’aria, inducendo tutti a volgerle lo sguardo. Chioma dorata, cotta lentamente nel pomodoro più succoso; un abito rosso con freschi bottoni confit, invidiabile da ogni ninfa silvana. Con una corona verdeggiante e aromatica per completare il tripudio di sapore. E pensare che fuori dal mondo delle fiabe sembra spesso tanto banale… la mano dello scrittore (o dello chef) aveva creato qualcosa di veramente speciale. Da semplice tagliatella al sugo, a signora indiscussa delle selve del gusto; sublime al palato e armoniosa nell’aspetto. Tutto stava nella preparazione del pomodoro, dicevano. Ma il contributo dell’origano e l’ispirazione dai meandri della cucina facevano la loro parte nell’incanto.

La passeggiata nel bosco fatato poteva solo avere una dolcissima conclusione. Dopo il passaggio della regina di pasta, un campo fiorito popolato da insetti ronzanti. Petali di albicocca confit, avvolgenti come una marmellata; pistilli che attiravano le api con il loro profumo di vaniglia e cacao. Tutt’intorno un girotondo di creaturine croccanti, intente a svolazzare nel cielo di porcellana. Un aroma di amaretto rimaneva al loro passaggio: chissà che non avessero anche lo scheletro fatto di biscotto.

L’ultima pagina viene voltata, il cucchiaio risuona sulla tavola. La fiaba vede la parola fine, in un tripudio di note rimaste sul palato, colori e soddisfazione. Verrebbe voglia di riaprire il menu, per ricominciare subito a sognare…

Tratto da una cena da Carlo e Camilla in Duomo


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