Un’artista nella Romagna lagunare

Un’artista nella Romagna lagunare

Navigando per le Valli di Comacchio

Acqua salmastra, una brezza frizzante, quel profumo unico di pesce arrostito misto alla salsedine. È la terra delle anguille marinate, dei fenicotteri e delle affascinanti valli nei pressi del Delta del Po. Questa è Comacchio: un delizioso borgo lagunare, che ricorda i lidi veneziani, ma con un animo tutto particolare. 

Mattina presto, il sole bacia l’Antica Pescheria di mattoni rossi, correndo su per le scalinate dei Treponti. I delicati colori pastello delle case dipingono i canalini, giocando con i ponti ancora deserti. Quiete, serenità, sapore di tradizione; un posto di pescatori dai volti amichevoli. Gente che cent’anni fa viveva tra le paludi, con niente di più che qualche pesce portato a casa di giornata. 

Per assaporare fino in fondo le Valli di Comacchio, non ci si può che immergere nelle sue acque profumate a bordo di un battello. Tra gli isolotti, ci si perde nei colori brillanti della bassa vegetazione, popolata da uccelli e simpatici fenicotteri dalle piume rosate, provenienti dalla lontana Camargue.  Qua e là si intravvedono i lavorieri: antichi sistemi di pesca che sopravvivono da secoli, utilizzati soprattutto per la pesca delle anguille. Qui, infatti, questi pesci regnano sovrani, accompagnati da cefali, orate e branzini. Tutte specie adatte a sopportare frequenti cambiamenti di temperatura e salinità delle acque, dovuti al basso fondale delle valli. In autunno, quando il mare rimane più tiepido dei bacini interni, le chiuse dei lavorieri vengono aperte, per attirare i pesci verso i restringimenti, dove vengono pescati in grandi quantità. Una pratica che raggiunse la sua massima prosperità a fine Ottocento, ma che sopravvive tutt’oggi. Celebre rimane l’anguilla marinata, che viene arrostita e poi conservata in scatole di latta sotto aceto.

Comacchio, però, ha anche un sapore di storia. Nel 1600, alla morte di Ferdinando II d’Este, il territorio passò nelle mani pontificie, che lo vollero rimettere a nuovo. Ecco comparire i primi casoni nella laguna, dimore e luoghi di lavoro dei pescatori, così come molti edifici del borgo. Mattoni che rimangono ancora visibili e che parlano di affascinanti storie ricche di pesce e salsedine. 

E, se i racconti di gente semplice e anguille non bastassero, si può lasciare la penna in mano a messer Ludovico Ariosto: Orlando e il suo Ippogrifo non deluderanno gli appetiti in attesa del pranzo. 

“…E LA CITTÀ CH’IN MEZZO ALLE PISCOSE PALUDI, DEL PO TEME AMBE LE FOCI,DOVE ABITAN LE GENTI DISIOSECHE ‘L MAR SI TURBI E SIENO I VENTI ATROCI.”

Orlando Furioso, Ludovico Ariosto

Ristorante La Zanzara

Solo una zanzara può interrompere la pace del Delta…

Un casolare rossiccio dalle finestre azzurrine. L’atmosfera incantata del Delta del Po, immersa tra le tamerici fiorite e i sentierini che si intrecciano con i ponti di legno tra un isolotto e l’altro. La cornice ideale per un pranzo dal sapore lagunare, che fa del pesce locale il degno protagonista. La cucina stellata della Zanzara sa affascinare con la sua semplicità tradizionale, che rievoca le immagini dei pescatori affaccendati nei casoni del posto. Subito si pensa ai lavorieri, alle immense paludi di una volta, che permettevano la disponibilità di ben pochi ingredienti. E l’anima dei piatti, quella più profonda e misteriosa, sembra proprio essere ancora questa. Il tutto, però, con qualche colpo di pennello creativo, che accosta i pesci locali a curiose note speziate e saporite. Ed ecco che un’ombrina d’eccezione anima il pranzo, con cuori di carciofi e un tocco di colore verde che sa di prezzemolo e acqua di mare. Per terminare, ci si fida del Millefoglie: arioso, leggero, come una di quelle nuvolette che si scorgono dalla finestra del casolare.

È ora di continuare a esplorare questo incontaminato idillio romagnolo. Nella quiete mossa solo dai tuffi di qualche uccello acquatico, ci si può solo perdere lungo uno dei sentieri che si specchiano sulla laguna. Indescrivibile il senso di armonia che la natura trasmette, nella sua semplicità dai sentori salmastri. Non c’è altra presenza che interrompa il lento scorrere delle luci del pomeriggio, nella loro placida danza accompagnata dal movimento leggero delle acque. Una dolce fiaba potrebbe essere raccontata tra queste macchie di verde indorato; una favola di generose tradizioni e animi buoni, che sa di acqua salmastra e pesce appena pescato, cucinato secondo antiche ricette.

Arbusta iuvant humilesque myricae

G. Pascoli

…nel cuore della Romagna, ispirati come Pascoli dai versi virgiliani, si parte dalle tamerici. Il sentiero si inoltra tra i rami, in un aura di pace accogliente e profumata di acqua salmastra. Un’essenza unica, preziosa, che bacia l’olfatto e si mescola sulla tavolozza di colori con cui il Delta del Po dipinge quotidianamente questi paesaggi. Lo sguardo si perde tra le macchie di verde alternate d’azzurro, alla ricerca di qualche uccello solitario che scivola sotto i rametti a pelo d’acqua. Non si potrebbe desiderare migliore passeggiata nella natura romagnola.


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