Ossi di seppia dipinti di Giugno

Ossi di seppia dipinti di Giugno

I pori sabbiosi scorrono sotto le dita: un bianco antico, polveroso, che ha visto il mare ma non se ne ricorda quasi più…

Quell’osso di seppia abbandonato lì, accanto alla borsetta; l’odore di salsedine ancora intriso sotto la superficie. Rinsecchito, arido. Silenziosamente invocava un respiro d’estate che gli ridesse vita…

Era come quella fine di primavera, tale e quale a un sottile scheletro di mare, spenta e sopita sotto strati di nuvole piovasche. E la cittadina giaceva inerte con lei. 

Poi un pittore prese in mano la sua tavolozza, rimasta troppo a lungo riposta nell’armadio. Era il suo momento. Tutto aveva un trepidante desiderio d’estate. Rischiarato il cielo, raggi di sole cominciavano a danzare allegri, mentre il pennello abbandonava la custodia polverosa. Giallo, arancio, una sferzata di rosso: questo il velluto che definiva i morbidi contorni dei frutti. 

E l’aroma di albicocca si univa all’aria di mare. Lontana, ancora, forse solo un sogno sfocato; ma all’orizzonte si poteva quasi giurare che si scorgessero le onde spumose. Già si cercava il costume, quello dell’estate che mai sarebbe stata dimenticata. Qualche granello di sabbia era ancora intrappolato nella trama, rimaneva sulla mano, come testimone perpetuo. 

I ricordi fluivano, uscendo dalla borsetta alternati alle conchiglie. Ognuna legata a un luogo preciso: un frammento di spiagge sabbiose inaridito, pronto a riaccendersi di vita. 

Intanto,  il pittore regalava i suoi colori alle marionette dell’estate: cappelli, costumi, volute che un tempo ospitarono paguri. Chiamavano avidi i frutti, il succo dolce e nettarino pronto a ridare loro anima e vigore. E tutto, a poco a poco, si riaccendeva come le luci del porto. Lo spirito dal sapore di sale si liberava da quella borsetta. Chissà, poi, a chi appartenesse davvero. Ci sono cose sconosciute anche al tempo. Solo l’artista, con il suo abile pennello, sembrava saper bene dove dipingere d’azzurro, e dove lasciare macchie di morbido arancio. 

Con la collaborazione di Rinascente

E, allora, davvero, in quel girotondo impresso sulla sabbia, quell’osso di seppia si sentiva finalmente a casa. Giugno era arrivato, e con lui i colori di una nuova estate…

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