Ode alla pastasciutta da Chef

Ode alla pastasciutta da Chef

Quel giallo dorato che si ricopre di rosso.

Quel ricordo del grano, delle messi estive, che abbraccia il cuore dei frutti rossi tondeggianti.

Con la partecipazione del ricordo della Pasta Fresca di Carlo e Camilla in Duomo, Milano

Ora è corta, piccola, avviluppata. Ora è modellata a mano, grinzosa, mai regolare. Ora, invece, si allunga infinita, attorcigliandosi non appena si annoia. Sono fusilli, orecchiette, paccheri o tagliatelle: declinazioni di quel sostantivo che suona nella mente come una dolce nota di sapore. 

Pasta.

Già l’acqua bolle nella pentola. Mai dimenticare il sale. Pochi minuti, un filo d’olio ed è pronta. 

Pastasciutta.

Il sugo scoppietta allegro sul fuoco, in compagnia di una foglia di basilico. 

Pastasciutta da Chef.

Solo Carlo Cracco potrebbe. L’acqua si trasforma in succo di pomodoro: la pasta cuoce lentamente intridendosi di rosso. Dolci note datterine danzano nella salsa; piccole gemme scarlatte dimorano in forno. Poi il basilico si fonde con l’origano, gocce di verde dipingono il piatto. Capolavoro che sa di casa, ma con quel tocco di mano maestra, che rende regina quella che era pastasciutta. 

Con la collaborazione di Rinascente per il set

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