Una tavolozza di caponata estiva

Una tavolozza di caponata estiva

Storia tratta da un antipasto di Carlo e Camilla in Duomo, Milano

Quel sole rovente del primo di luglio non poteva che stimolare l’inventiva dello chef. E, in un attimo, da cuoco divenne artista. L’estate chiamava toni caldi, accesi, sfumature vibranti che ben esprimessero la frenesia milanese pronta a fare un tuffo nel Mediterraneo. 

La ciotolina era vuota, candida, in attesa di diventare tavolozza. Aspettava un cucchiaio, o anche un pennello… poco importava. Il colore sarebbe stato il piatto forte. Ma come dipingere quel primo di luglio, quell’inizio del mese della voglia di mare, con un tocco speciale degno della firma del signor Cracco?

C’erano tante verdure in dispensa. C’erano tutte quelle primizie degli orti costieri più assolati: un ridente contadino aveva giusto risalito la penisola quella mattina, portando i frutti della sua terra. Era uno dei tanti, certo, di quelli che si facevano chilometri per vendere le proprie ciliegie urlando a squarcia gola per le strade milanesi. Però, quel giorno, giorno speciale indiscutibilmente, l’occhio d’artista dello chef si era lasciato attirare da quei colori intensi delle sue verdure. Sapevano proprio d’estate. E così le aveva prese; a qualcosa, prima o poi, sarebbero servite. 

Era il loro momento. Una base gialla brillante, più luminosa di un botton d’oro: quei peperoni avevano proprio un’aria invitante, perfetti per ridurli in crema. Qualche goccia di arancio, di rosso, e il sole scoppiettante di quella giornata aveva già riempito la ciotola. Poi, il momento più importante: l’anima della tavolozza. Faceva sufficientemente caldo per pensare al cuore mediterraneo della Sicilia; le tinte di una caponata avrebbero tenuto la scena a dovere. E le verdure del contadino non sarebbero potute tornare più utili. Ecco le melanzane, dolci e cremose, accostate al verdeggiare delle zucchine. Qualche pomodorino saporito, una goccia d’olio, e quasi l’opera era pronta. Certo, un tocco stuzzicante di bianco ci sarebbe stato bene… e pinoli furono a illuminare l’armonia di toni terrosi di melanzana.

 Un paio di capperi, una foglia di basilico. Ultimi colpi di pennello per ritoccare. I clienti stavano giusto aspettando curiosi. “Presto cameriere, vada a servire l’opera!”

“Forse, piuttosto che con un pennello, sarebbe meglio accompagnare l’antipasto con un cucchiaio…” Perché era una tavolozza, certo, ma in qualche modo la si doveva pur assaggiare…


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