Quando il proprio sentiero si ferma al tavolo di un caffè di Arma di Taggia

Quando il proprio sentiero si ferma al tavolo di un caffè di Arma di Taggia

La nostra vita è fatta di oggetti. E di luoghi. Oggetti e luoghi raccontano una storia. La nostra storia. È così che semplici e banali aspetti della realtà acquistano per ognuno un valore unico e profondo, trasformandosi in tasselli del grande mosaico della vita individuale. Possono essere piccoli tesori dell’infanzia, magari rotti, ma con crepe che conferiscono loro ulteriore pregio, oppure cose e oggetti che entrano a far parte della quotidianità e delle abitudini. Muti e silenziosi per molti, instancabili chiacchieroni e testimoni per noi. Irrinunciabili. Parte stessa della nostra esistenza. Ci sono, poi, i luoghi, le atmosfere, i paesaggi a cui ci si sente legati. Spesso non ce ne si accorge: occorre tempo e riflessione per rendersi conto di dove debbano fermarsi i nostri piedi per farci sentire veramente a casa. O in pace con noi stessi e in equilibrio con il resto. Trovare la zolla di terra che sostiene le nostre radici più profonde non è facile; non c’è storia uguale all’altra, e riavvolgerla tutta fino al principio, al germoglio, è complesso. 

È nei ricordi più dolci, tiepidi, che si scoprono tracce delle nostre fondamenta. Memorie indelebili, fragranti come un cornetto appena sfornato accanto al cappuccino del mattino. Perché spesso, in fondo, la colazione diventa per ognuno un rituale sacro, dal profondo significato e dagli innumerevoli racconti che sa richiamare. E, infatti, è sui cocci della tazza d’infanzia che si apre la ricerca della storia di Massimo Arri. Quella tazza dal bordo azzurro, abituata a contenere l’esatta quantità di latte e cioccolato ogni mattina. Quella tazza, e nessun’altra. Quella tazza, memore di quel bambino, divenuto quell’uomo. Unica, unica per lui. Unico lui: un cammino di vita cominciato nel canavese, e ritrovatosi poi nel suo ubi consistam nel mare

E che mare. Semplice e banale per molti, idilliaco nella sua apparente semplicità e banalità per pochi. È l’azzurro liquido della costa di Arma di Taggia, con le sue luci uniche e i suoi viottoli pittoreschi. Con i suoi caffè vista mare in cui fare memorabili colazioni (dall’esterno, più scadenti, che memorabili); con la sua Punta Balena a esibire impettita la collezione di piante grasse rigogliose. Con tutti quei particolari che ognuno che la senta parte della propria storia sa individuare. E se qualcuno, leggendo questo libro, che non è una biografia, ma, per così dire, una zanzara (molto amata dall’autore…) che per una volta stuzzica il punto giusto della mente, si ritrovasse almeno in uno dei dettagli di Arma, potrebbe essere sicuro di una cosa. Potrebbe diventare consapevole del fatto che, almeno per un pezzetto, il sentiero della propria vita si sia legato a quel paesino di mare racchiuso nella Valle Argentina. Ed è già una buona sicurezza da cui partire…

Riflessione tratta dal libro: Le colline erano sabbia, di Massimo Arri


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