L’ora del Porridge

L’ora del Porridge

Il giorno si sveglia sbadigliando, i passerotti si schiariscono la gola. I primi tocchi di luce cominciano a dipingere le pareti della camera, stuzzicando gli occhi ancora pieni di sonno. 

È ora di alzarsi, Baiocco” si sente tra i cuscini. “Il porridge ci aspetta”. Una carezza tra le morbide orecchie del coniglietto, un ultimo saluto agli amici del sogno… che sogno era, poi? Già è volato via lontano.

I piedini si infilano nelle pantofole a forma di gatto, tenere e pelose scarpette di una Cenerentola dal pigiamino a fiori. La vestaglia di lana leggera abbandona lo schienale della sedia, trascinandosi dietro gli ultimi chicchi di sonno.

Già il caffè borbotta arzillo nella caffettiera: scoppietta allegro, rispondendo al canto dei passerotti. Il latte si scalda, la mamma lo cura, resta vigile e attenta; conosce bene le abitudini di quel furbetto…

Occhioni di piccola artista compaiono dalla porta della cucina. La mano destra tiene saldo il coniglio, la sinistra si prepara a creare. Il rito inizia, come solenne cerimonia: lo spiritello creativo deve preparare i suoi colori. 

Un respiro profondo richiama l’armonia: concentrazione intensa per poter creare. Quali frutti dipingeranno quest’oggi il porridge? L’istinto da pittrice si sposta negli angoli della credenza, vede una pesca, si ferma, ne osserva la superficie. 

Sembra una tavolozza: tocchi di giallo, d’arancio, di porpora profondo; la manina l’afferra e comincia a tagliuzzare. Pezzetti perfetti, adatti a un mosaico bizantino; la ciotola si riempie, golosa del profumo zuccherino. Poi una pioggia di mirtilli, lamponi, qualche fragolina, ricordano i boschi, le passeggiate per mano del nonno. Albicocche, più mature che ci siano: una dolcissima marmellata si mescola ai colori. Un ultimo tocco di prugnette, “Ramasin”, come insegna la nonna. La ciotola è pronta, manca solo il pennello da intingere. 

Intanto, la mamma monta il latte. Versa il caffè profondo nella tazza, finisce di mescolare l’avena trasformata in porridge. 

Tutto è pronto: che l’opera inizi.

Mani d’artista si aggirano per il tavolo, maneggiando abilmente cucchiai e cucchiaini. 

Si aggiungono uvette, bacche e cannella; una pioggia di polline si adagia placida sull’avena ancora calda. Il barattolo del miele si apre, lo spirito da orsetto ghiotto si scuote goloso: il fluido dorato scivola lentamente fuori. La frutta dipinge tutta la ciotola con i suoi colori, mentre l’artista dà l’ultima mescolata. Il cappuccino è pronto, spruzzato anch’esso di cannella, accanto a quel quadro rotondo, brulicante di idee con cui nutrire la mente da pittrice. 

“Baiocco, prendine un po’ anche tu…” sembra offrire il cucchiaio, poi, non vista, lo infila in fretta in bocca, gelosa del suo tesoro creativo. 

Cucchiaio dopo cucchiaio, le parole fluiscono. Le immagini sbocciano. Il sorriso si accende. Mamma e papà, testimoni perpetui, estranei a quel rito, quanto curiosi di coglierne il segreto. La mente crea, pensa, compone storie e figure; assimila i colori come nutrimento vitale. L’ultimo pezzetto scompare, solo il fondo bianco, screziato da una traccia di polline. L’artista è ormai pronta, la mano freme, i viottoli di Brera chiamano già…


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