Una lezione in formato Lego

Una lezione in formato Lego

Quando una mostra di costruzioni di Lego sa far tornare bambini, tanto quanto trasformare in manager d'azienda

Come visitare una mostra, e, intanto, ripassare gli ultimi argomenti del programma di economia aziendale. Semplice: basta dire la parola “Lego”, e subito si apre un mondo di variopinti ricordi d’infanzia, tanto quanto il quaderno degli appunti. 

Tra le due strade di pensiero, il privilegio d’inizio si volge verso le decine di costruzioni che popolano ancora i pomeriggi invernali. Quei regali di Natale tanto attesi: le scatole impacchettate che, al solo scuotimento per indovinarne il contenuto, lasciavano già intuire una montagna di mattoncini. Si rompevano i sacchettini, si cercavano subito le istruzioni per cominciare a montare: indescrivibile il desiderio di veder sorgere sotto le proprie dita ora deliziosi cottage innevati, ora negozi di città e automobili da corsa. Ce n’era per tutti i gusti. Ed è ancora così: la varietà di costruzioni che sorgono tra le sale della mostra ne è testimonianza concreta. 

Tutto merito della fantasia, certo. Ma anche di quella combinazione geniale di standardizzazione, uniformità e moduli. E qui è la lezione di economia che insegna. 

L’efficienza della produzione è fondamentale, per questo non si può che puntare alla specializzazione degli impianti. Allo stesso tempo, però, il mercato richiede continue alternative varie e diverse tra loro. La soluzione? Quei mattoncini di plastica assemblati come grattacieli sembrano essere la risposta tangibile. 

Primo punto: standardizzazione. Montagne e montagne di pezzetti, tutti della stessa forma, realizzati sfruttando gli stessi macchinari. Costi contenuti, tempi ridotti, volumi notevoli. 

Punto secondo: uniformità. Se non si attaccano, non si attaccano… tanto vale buttarli. E, invece, ogni mattoncini sembra adattarsi benissimo a ogni combinazione diversa. Merito di quei buchini e sporgenze tutte della stessa misura, indipendentemente dalla dimensione del pezzo. Ma ancora sembrano solo oggetti tutti uguali, senza troppo significato…

Manca solo la chiave, il terzo requisito. I moduli. Dividere ogni prodotto finale in tantissime piccole parti. O in mattoncini, si intende. Ed ecco qua: oggi una nave dei pirati, domani una villa con piscina. Il tutto con gli stessi pezzi “standardizzati”, solo assemblati in modo diverso. Infinita varietà di combinazioni, limitata differenziazione tra le componenti. 

Semplice imparare la lezione girovagando tra i capolavori di costruzioni uniche, create apposta per la mostra. Ci si lascia affascinare dai dettagli dei negozietti di Lego City, mentre si capisce come le loro pareti non siano poi tanto diverse dagli speroni di roccia del paesaggio medievale. 

Ancora una volta, i mattoncini di Lego sanno lasciare a bocca aperta. Ecco che la soddisfazione di un tempo, generata dal vedere finita la propria opera, si accompagna alla comprensione di un’idea geniale. Un concetto che, in fin dei conti, è semplice quanto quel pezzo dai quattro tondi, che è pietra d’angolo di ogni costruzione.


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