Quando un’Artista e il suo Orsetto vanno a spasso nel bosco

Quando un’Artista e il suo Orsetto vanno a spasso nel bosco

Montevecchia… nome poetico, evocativo di tempi d’oro lontani, dal sapore di storia e strategici punti di avvistamento. Tutt’attorno, nella tenue aria annebbiata di inizio Novembre, il bosco si estende morbido e avvolgente. Una tavolozza di aranci, verdi e gialli, pacatamente illuminati da un sfondo incolore che li lascia essere i protagonisti.

I passi risuonano sul sentiero umido e fangoso, che costeggia uno stagno solitario. Si cercano le ranocchie, invano, forse già sotto le coperte per la stagione inoltrata. Intanto, una lieve brezza scuote le foglie ingiallite, il freddolino dispettoso si insinua sotto il cappotto. Non manca il fedele compagno peloso, per fortuna; pronto a scaldare in un suo tenero abbraccio.

La strada procede, l’artista cerca qualcosa, l’orsetto pure. Gli occhi saltano da una radice all’altra, soffermandosi su macchie di verde dalle tinte sgargianti. Qualche elfo pittore deve aver perso un po’ di vernice dai suoi barattoli: simili colori non possono che appartenere a lui.

Sotto i castagni, i ricci abbondano: gusci irsuti, spinosi, poco invitanti alla raccolta. Ma si farebbe anche questo sforzo, per collezionarne i frutti marroni. Sono arrivati tardi: troppi piedi villani hanno già calpestato quei sentieri. “I barbari hanno già fatto razzia”; poche le castagne che ancora si nascondono nel fogliame. Meglio che niente: è il gusto dell’esperienza che conta, anche se l’orso avrebbe voluto riempirsi il pancino brontolante.

La ricerca continua: nessuno dei due ancora è soddisfatto; il sentiero si addentra, e le speranze con lui. Quando ecco una scala: prima non c’era; qualcuno deve aver deciso di farla apparire. Un buon segno? Forse. Lo spirito del Sottobosco deve aver sentito profumo… d’artista.

Si scendono i gradini, una piccola radura sboccia tra i tronchi.

Macchie bianche, giallastre e rossicce punteggiano il terreno. Funghi! Ecco l’orso partire, diretto verso il suo pranzo: tagliatelle con quei prelibati doni del bosco, niente di più desiderabile. 

E, intanto, l’animo pittore ancora si aggira a caccia. Sa cosa vuole, lo sente, lo deve solo scovare.

Una folata scuote le fronde, qualcosa dondola dall’alto verso terra. 

“Guarda sul ramo che hai sopra la testa.” disse la zanzara “e ci troverai un Moscone di Brillanti. Ha il corpo di plum-pudding, le ali di foglie di agrifoglio, e la testa è un’uvetta che brucia nel cognac.” E di che si nutre?” chiese Alice, come prima. “Di frumento e di pasticcio di carne” rispose la Zanzara.

Da: Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, di Lewis Carroll

…E, giunto ai piedi dell’artista, subito si trasforma in puro colore. Pura emozione del momento, materia intrisa di inizio Novembre, con tutto il tesoro di quegli attimi d’autunno. Un’altro concentrato di sfumature si posa: poi ancora, e ancora. 

La pittrice sorride: la sua tavolozza ora brulica di vita.

E dire che c’è chi direbbe di avere tra le mani solo un mucchio di foglie secche…


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